Propaggine

tecnica di propaggine bonsai

TORIKI – Piante ottenute da propaggine

La propaggine è la tecnica di far sviluppare, radici da un ramo, mentre è ancora unito alla pianta madre. Questo tipo di propagazione, anche se casuale è comune in natura. Questa forma di riproduzione, si estrinseca poi nei seguenti tipi: Propaggine a capo gatto, propaggine semplice, Propaggine a serpentone, Propaggine cinese o margotta, Margotta su ceppo, Propaggine a trincea o di moltiplicazione, per ultima esiste una tecnica intermedia con la talea, questa pratica è particolarmente usata nella tecnica bonsaistica. I limiti di questa tecnica sono di contro legati alla capacità delle varie specie di emettere radici avventizie dai rami e dal tronco. I fattori, che influenzano la moltiplicazione per propaggine, sono:

La nutrizione

Essa è continua perché, la sezione da radicare è alimentata con acqua e sali minerali dallo xilema, che tutte le tecniche di propagginazione considerano sostanzialmente intatto per almeno i 2/3 del diametro della pianta.

Il trattamento del fusto

Tale trattamento è quello che induce la formazione delle radici avventizie, esso è costituito da alcune manipolazioni queste hanno lo scopo di interrompere parzialmente, o totalmente il trasporto delle molecole organiche verso il basso. Queste sostanze, (carboidrati, auxine, ed altri ormoni di crescita), si accumulano nei punti immediatamente a monte degli interventi, ove si ha la formazione di un callo cicatriziale con conseguente emissione di radici. L’area d’origine delle iniziali radicali si ha nella zona di separazione tra il cambio ed il floema (libro). La sezione da radicare necessita secondo la facilità ad emettere radici avventizie, di essere piegata a “V” stretta, o, strozzate con filo di ferro, o parzialmente rotta, intaccata od anulata, le ultime tre possibilità scoprendo la zona d’emissione radicale, facilitano la produzione di queste strutture per evitare una rapida cicatrizzazione. Nel caso d’intaccature occorre inserire tra le labbra del taglio un elemento d’interposizione, nel caso d’anellatura occorre invece raschiare completamente i residui cambiali dopo aver asportato la corteccia.

Esclusione della luce

Eliminare la luce dalla zona in cui devono formarsi le radici (iniziali radicali) è condizione comune a tutte le metodologie di propagginazione. Le tecniche d’esclusione della luce sono essenzialmente due: l’imbiancamento e l’eziolatura. Il primo metodo si attua quando il fusto esistente è mascherato con sostanze opache alla luce nella zona di radicamento. Il secondo si attua durante lo sviluppo del fusto in assenza o riduzione della luce. L’applicazione di questi due metodi è il presupposto del successo della propaggine nella maggior parte dei casi riguardanti alberi con scarsa attitudine al radicamento.

Condizioni fisiologiche della pianta

Molto spesso il risultato corretto della propaggine è associato ai periodi vegetativi della pianta, in particolare alcune specie radicano più facilmente quanto maggiore è il trasporto dei carboidrati e degli ormoni verso le radici al termine del periodo vegetativo. Le parti giovani delle piante hanno più facilità a radicare, quindi vanno usate le parti apicali dei rami o quelle ringiovanite da pratiche di potatura.

Si adattano alla propagginazione, tutte le tecniche di radicamento che si usano nella tecnica della talea. La formazione di radici, dipende poi dal mantenimento dell’umidità, dalla buona aerazione del substrato dalla temperatura moderata del medesimo. Tra i tipi di propaggine già citati hanno interesse bonsaistico:

Propaggine ultima modifica: 2015-09-24T16:31:18+00:00 da Indrit

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