Yamadori

yamadori bonsai - invasatura di un pino prelevato in natura

YAMADORI: consigli

E’ l’operazione che consiste nel porre in vaso per la prima volta una pianta che si fa quando si sposta la nostra pianta dalla terra al vaso di coltura. Essendo questa un’operazione che precede la messa a dimora della pianta in vaso bonsai, non richiederà prestare quelle attenzioni riguardo alla posizione della pianta nel vaso.

A seguito troverete alcune norme di tipo generale che possono sempre tornare utili.

Periodo d’invasatura: coincide con i periodi del trapianto e del rinvaso e varia a seconde del tipo di pianta e dello scopo per cui si opera, di norma le piante legnose a foglia caduca s’invasano nel periodo del riposo, se si ha a disposizione una serra fredda si potrà operare da novembre a marzo, l’unica limitazione sarà data dalle eventuali gelate che possono rendere impossibile il prelievo della pianta in piena terra (yamadori). Le piante che si possono invasare a radice nuda non presentano particolari problemi di sistemazione in vaso, occorrerà solo evitare di ridurre eccessivamente la radice, quindi la dimensione del vaso dovrà essere proporzionata allo spazio ad essa necessario. Eventualmente l’ulteriore riduzione della radice potrà essere fatto nei successivi anni, quando si sarà formato un sufficiente numero di barbe all’inizio dei monconi radicali.

Alcune piante con reazione negativa al trapianto vanno invasate al principio della ripresa vegetativa. Appartengono a questa categoria i sempreverdi e le conifere. Alcune piante poi possono essere invasate in piena estate approfittando della latenza estiva e praticando defogliazione ed abbondanti annaffiature.

Per le specie che hanno radici superficiali e non particolarmente estese, si tenterà l’asportazione immediata, se al contrario si riterrà che l’albero abbia la radice molto estesa o particolarmente profonda, occorrerà, prima di asportarlo, prepararne l’apparato radicale con un’appropriata zollatura che gli permetta di predisporne uno nuovo più appropriato alla successiva asportazione. Per accelerare la produzione di un nuovo apparato radicale, ma anche per pilotarne la formazione, si può stimolarne la produzione usando la tecnica della propagginazione. L’emissione della nuova radice sotto il colletto avverrà, secondo le specie nel giro di 1-2 anni, dopo di che la pianta potrà essere prelevata.

La latitudine, la posizione più o meno continentale del luogo, il tipo di pianta, così pure i parametri climatici, tra cui la temperatura, hanno notevole influenza sul periodo di prelievo delle piante prese in natura.

Indicativamente si può sostenere che:

  • nelle regioni calde, meridionali, marine, o lacustri, a bassa quota sul livello del mare, il prelievo si può farsi da fine febbraio a metà marzo, sempre che le piante poste nel contenitore di sviluppo siano lasciate all’esterno, nel caso invece siano poste in serra fredda il periodo di prelievo può estendersi a tutta la stagione invernale.
  • nelle regioni fredde, settentrionali, continentali, d’alta montagna, il periodo di prelievo ideale è quello compreso tra aprile e maggio. Le caratteristiche specifiche d’alcune piante possono dare indicazioni sul momento più opportuno per il loro spostamento, infatti, piante tardive come il bogolaro, il carpino, il faggio, la quercia, la betulla, vanno prelevate appena le gemme iniziano a gonfiarsi. Anche per queste regioni vale il discorso del ricovero in serra fredda com’elemento d’estensione del periodo di prelievo.

Il periodo meno adatto ad attuare la pratica di cui si parla è quello autunnale, sempre che le piante prelevate non siano ricoverate come già detto in serra fredda.

In alcune specie particolarmente rustiche, dotate di gran forza vegetativa, quali le ulmacee, si possono asportare tutti i nuovi germogli durante il prelievo. L’eliminazione dei rami, e dei germogli, in specie quali il faggio e la quercia, è sconsigliabile. Nel prelievo dei sempreverdi, delle conifere, delle piante prelevate nel periodo finale della primavera, od alla presenza d’alberi che abbiano già iniziato il risveglio vegetativo, si può ricorrere all’uso di un antitraspirante, oppure proteggere i trapianti con sacchetti di polietilene trasparente inseriti sul vaso di cultura.

Nelle schede delle varie specie di piante troverete le indicazioni dettagliate sui periodi più adatti ad attuare questo tipo d’operazione.

Ti può interessare anche:

La tecnica Yamadori

Yamadori ultima modifica: 2015-06-20T10:20:08+00:00 da Indrit

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>